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La terapia anticoagulante

18/11/2019
da Admin Admin
Photo by Aleksejs Bergmanis from Pexels

Per evitare coagulina all’interno del cuore e del sistema circolatorio

A cura di Franco Pesciatini, Specialista in Cardiologia, Dietologia, Fisiatria

Sono sempre più numerosi i pazienti, che presentano condizioni, per cui viene prescritto un trattamento anticoagulante, sia in prevenzione sia come cura di malattie, nelle quali vi è la necessità di rendere il sangue più fluido.

La terapia anticoagulante agisce riducendo la tendenza del sangue a coagulare; trova, quindi, indicazione nei casi, in cui è necessario evitare la formazione di coaguli all’interno del cuore e del sistema circolatorio: la loro presenza può causare l’ ostruzione di vasi sanguigni con conseguente infarto dell’organo colpito.
La terapia anticoagulante, tuttavia, non è scevra di rischi: essa, rendendo il sangue più fluido, può, a sua volta, essere causa di emorragie, talora anche gravi.

Tra le indicazioni più frequenti, nelle quali viene prescritto un trattamento anticoagulante, vi è la fibrillazione atriale: un disturbo del ritmo cardiaco, che più spesso si riscontra negli anziani, che può comportare un rischio di formazioni di trombi all’interno del cuore; da qui il trombo può staccarsi (embolo) ed andare a ostruire un’arteria della circolazione periferica.
Si ritiene che una delle più frequenti cause di ictus cerebrale sia proprio la fibrillazione atriale. Un’altra frequente condizione, che richiede la terapia anticoagulante, è la presenza di trombi a carico delle vene degli arti inferiori, favorita dalla presenza di varici o di infiammazioni venose, che può provocare una embolia a livello dei polmoni. Anche la sostituzione di valvole cardiache mediante protesi meccaniche rende necessaria una terapia anticoagulante; in questo caso la terapia deve essere mantenuta per tutta la vita per evitare le facili complicanze tromboemboliche che la presenza di un corpo estraneo nel cuore può provocare.

L’anticoagulazione viene effettuata mediante farmaci, che, assunti per bocca, agiscono con differenti modalità sul meccanismo della coagulazione del sangue. Fino a pochi anni fa era disponibile un solo tipo di farmaci anticoagulanti, che agiscono inibendo l’azione della vitamina K, indispensabile nel processo di coagulazione del sangue; per tale motivo sono definiti farmaci antivitamina K, meglio noti con i nomi commerciali di “Sintrom” e “Coumadin”.
Questi due farmaci sono in commercio da anni ed ancora oggi sono gli unici usati da soggetti portatori di protesi valvolari meccaniche.
L’effetto anticoagulante di questi due antivitamina K, è molto variabile da persona a persona, secondo la dieta, l’assunzione di altri farmaci ed anche nelle diverse ore della giornata.
La dose giornaliera di questi farmaci deve essere regolata secondo il risultato di un esame del sangue che ci definisce il livello di anticoagulazione del momento; questo test, chiamato INR, deve essere ripetuto periodicamente (di solito ogni 2/3 settimane ma anche più frequentemente se tende a non mantenersi nei limiti della corretta anticoagulazione). Per ovviare alla necessità del periodico controllo ematico di INR e alla variabilità del dosaggio, da alcuni anni sono entrati in commercio nuovi farmaci anticoagulanti orali con un meccanismo di azione completamente diverso.

I numerosi studi, tutti di grandi dimensioni (testati cioè su un elevato numero di soggetti), ne hanno dimostrato efficacia e sicurezza col vantaggio, rispetto agli anticoagulanti antivitamina K tradizionali, di non richiedere la necessità dei controlli di laboratorio per valutare il livello di anticoagulazione; col grande vantaggio che la dose giornaliera è fissa e non soggetta a variazioni.

Tuttavia, come per ogni farmaco, anche questi nuovi anticoagulanti possono presentare controindicazioni e necessitano di precauzioni nell’uso, rendendo, in ogni caso, opportuno il costante controllo medico, soprattutto in caso di sopraggiunte emorragie.

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